PERSONAGGI INTERPRETI
   
mestri muradôr Danilo D'Olivo
un zovin Fabiano Dasssi
prin pilignrin Enzo Mezzelani
secont piligrin Enzo Spadavecchia
tierç piligrin Marco Fumarola
fi di Erman di Cjargne Alessandro Brunello
fi di Fidrí di Portis Igor Vogrig
fi di Valterpertold di Spilimberc Valdi Tessaro
fi di Simon di Cjastilîr Francesco Chiavon
fie di Colorêt Lara Patrizio
fie di Prampar Bettina Carniato
fie dal Cont di Gurizze Chiara Ferrin
fie dal Cont di Vâr Rosanna Missana
feminis dal matroneu di zampe Patrizia Isoli
  Rosalina Micoli
  M.Grazia Passon
  Daniela Petris
  Elena Scaini
  Gina Serravalle
feminis dal matroneu di gjestre Annapia Bernardis
  Stefania Comisso
  Tullia De Cecco
  Flavia Del Torre
  Lorena Marangone
  Anna Toppano
prime femine M.Grazia Passon
seconde femine Tullia De Cecco
sunadôr Paolo Cecere
Aquileiensis Chorus direttore Prof. Savino Pajani
un trop di frus  
Associazione Teatrale Friulana - Tutti i diritti riservati - Webmaster Piercarlo Copetti
C'è come un senso di colpa collettivo che grava sulla tradizione storica di questa nostra terra, che pesa ancora sulla coscienza di chi ha ereditato il patrimonio culturale del Friuli: l'aver assassinato il Patriarca Bertrando, il Beato. Levento si colloca in quella secolare rissosità che aveva trasformato le città e le campagne del Friuli in focolai continui di guerra civile sino a quella "crudel Zobia Grassa" del 1511, quando Udine fu ridotta ad un macabro macello. Ho voluto ritornare a quella memoria non con la curiosità dello storico, ma con la perplessità di chi guarda al suo presente e lo confronta con il suo passato. E ho reso protagonisti di questa ricerca i giovani curiosi (i pellegrini), lo studente che collabora col maestro (il giovane), i giovani amanti, i giovani impegnati in politica (i cavalieri), i giovani che reagiscono violentemente alla violenza come coloro che fuggono altrove stanchi della violenza. Le sequenze, intercalate dai cori delle donne che opportunamente commentano gli avvenimenti partecipando alla vita della comunità umana perennemente attraversata da momenti di luci e di ombre, da santi e da demoni, da peste e da terremoto come da guerra e pace, questa appunto ricercata dai giovani come un miraggio che ancora è posto sulla città nuova: la Gerusalemme ultima. E non posso immaginare che questo "contrasto" tra presente e passato non venga evocato anche dalla musica e dal canto, da una lievitazione della parola e dalle note gregoriane, talvolta arrangiate in discanto e in armonizzazioni funzionali al Dies irae, alle giostre d'amore, come alle veglie dei cavalieri. Anche i bambini concorrono col loro gioco a parlarci di un Friuli nuovo. Chissà!? Il 6 giugno, a Udine, è tornata la festa dei fiori, di quelli che i bambini portavano alla tomba di Bertrando. Le palme, l'ulivo, i fiori saranno le armi dei nuovi cavalieri. Ma anche un giardino nuovo perché la vita della città sia più vivibile. Un po' questi sogni sono le orme, "lis olmis" di Bertrando. (Pietro Biasatti)
produzioni teatrali
Lis olmis di Bertrant
Caino
Cuatri Rais a Briscule
di Pietro Biasatti
primo premio al Concorso per testi teatrali in lingua friulana 1994
Lis olmis di Bertrant è stato rappresentato per la prima volta il 6 marzo 1998 al Teatro Palamostre di Udine

Lo spettacolo si avvale della collaborazione tecnica del G.A.D. Quintino Ronchi di San Daniele del Friuli e della compagnia Sipario! di Fagagna
maestra di danza Nilla Patrizio
maestro d'armi Massimo Malipiero
scenografie Claudia Contin
  Claudio Mezzelani
  Ilario De Nardo
costumi Claudia Contin
  Rita Del Zotto
  Filippo Guggia
forniture Sonia Brigandi
suoni e luci Ferruccio Merisi
  Claudio Mezzelani
direttore di scena Claudio Mezzelani
aiuto regia Franco Ferrante
  Gianfranco Milillo
  Paolo Rota
regia Ferruccio Merisi
con il contributo della

Commissione della Comunità Europea
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Provincia di Udine
Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone
UN'IDEA DI RITO

Ci troviamo in uno spazio virtuale, memoria o ipotesi di un edifìcio perduto. Si tratta di un tempio non ancora riconsacrato. Di un Duomo in cui un solo mastro muratore sta, in un'evidente sproporzione di forze (e forse un po' come Sisifo), tentando di ricostruire ciò che il terremoto, la peste e il tradimento degli uomini hanno scosso e diroccato. Qui, con una fantasmagoria corale e quasi sospesa nel tempo, si agitano, concretizzati nel momento dell'atroce vicenda dell'assassinio del Patriarca, i destini di un genere umano costituzionalmente (ovvero originalmente) incapace di districarsi tra le forze oscure. Qua e là, come il carbone sotto gli strati delle ere geologiche, l'identità friulana e popolare, compressa dai secoli delle buie vicende storielle, indica un'enorme ricchezza di calore edi speranza. Ma sembra che sarà possibile estrarla e purificarla solo al di là di un viaggio fuori dal mondo, di un viaggio nella leggenda: verso Gerusalemme, la città che il Creatore ha posto, come un pilastro, a sostenere la volta celeste, prima che ricada sul genere umano.
Gerusalemme è anche il mito eterno della Riconquista, il Mondo e il Tempo che vanno riscoperti e reinventati. È il viaggio al centro del labirinto... A monte della ricchezza dei temi e dei gruppi umani che popolano il dramma, ciò che mi affascina de "Lis olmis di Bertrant" e che mi pare di aver trasmesso agli attori, è proprio questa sua struttura di rito ancestrale: il rito della Partenza verso l'Altrove che è al centro delle cose. Nei limiti di tempo e di impegno imposti da un'occasione presa al volo (quella del sostegno della Comunità Europea) e dalla identità amatoriale di un gruppo così numeroso di attori, registi, musici, scenografi, responsabili tecnici e costumisti, sono felice di aver potuto partecipare al confronto con un Autore che giustamente - e forse proprio per quello che la sua non facile scrittura arriva a progettare - è stato riconosciuto dall'Associazione Teatrale Friulana come qualcuno che, attraverso il passato, cerca il futuro di una Lingua e di un Teatro.
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foto di scena
locandina

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